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Forni e museo archeologico, seduta triste e oppressiva – consiglio comunale del 5.11.2015

Assenti Prefumo, Marson, Bagozzi, Lavagna e Aschiero.

Si inizia con le interpellanze. Benvenuto su via Bruzzone e aree da ripulire. Risponde Costantino che la rimozione è già avvenuta nel frattempo (l’ìnterpellanza è del 25 agosto) e la bonifica addebitata alle ferrovie proprietarie dell’area. Per quanto riguarda la rimozione di ciclomotori senza targa la competenza è della polizia municipale. Le colonie feline invece (sempre minacciate, purtroppo ndr) competono all’Enpa.

Interpellanza di Arecco sulla annosa questione della piscina e degli introiti troppo bassi del Comune.
In sala non cessa il brusio di fondo.
Martino risponde distribuendo una relazione scritta ai consiglieri, parla per oltre dieci minuti sforando i tempi previsti. Non manca una battuta acida su Arecco e il “pellegrinaggio” in Regione assieme ai comitati, per parlare con il nuovo assessore di alcuni progetti savonesi. Visita che, a detta di Martino, rappresenta una “caduta di stile”.
Arecco ringrazia, dice che controllerà i dati, e si chiede, se tutto è così facile e ogni cifra a disposizione, perché si siano spesi 2000 euro per controllare e rispondere alle richieste della Regione sul secondo lotto piscina.
Santi interpella sulla pubbliche affissioni e il degrado dei manifesti strappati a terra. Lirosi parla della convenzione in proposito, annuncia sopralluoghi e afferma che saranno utili i preziosi suggerimenti del consigliere circa le postazioni più degradate. Non ci solo quelle, ma è così un po’ dappertutto, ribatte Santi.
Frumento ritira l’interpellanza sul tribunale in attesa di alcuni dati.
Pongiglione interpella sui fumi in porto e chiede i risultati dei rilevamenti.
Costantino parla del prossimo protocollo fra Comune Autorità Portuale e Costa (che si rivelerà a posteriori discretamente inconsistente…) anche sulla qualità dell’aria. I risultati del monitoraggio saranno resi pubblici a breve. L’altra novità è che la Regione, ancora con Burlando, aveva stanziato contributi per ridurre le emissioni, c’è stato un superamento dei limiti, in collaborazione con Filse si verifica la possibilità di stornare risorse per fare altre rilevazioni tramite Arpal. La novità sarebbe che entro fine anno Miazza dichiarerà uno studio di fattibilità con Siemens per la riduzione delle emissioni.

In soldoni la proposta di buon senso, che Costa pagasse i controlli, ma che le rilevazioni le facesse direttamente un ente terzo, tipo Arpal, non è stata accolta. Si procede con rilevazioni, e poi altre rilevazioni, e poi studi di fattibilità, magari chissà, osservatori… prendendo tempo e tempo pur di non affrontare di petto il problema e non disturbare troppo i manovratori.
Sembra quasi di rivedere lo stesso copione della centrale di Vado.
Come ricorda Pongiglione nella replica, i dati ci sarebbero già eccome, uno studio commissionato proprio dalla Regione che vede un inquinamento drammatico in certe zone del porto.
L’inquinamento comporta enormi costi esterni. Secondo studi internazionali questi costi per il 2011 a Savona Vado sarebbero calcolati in 71 milioni di euro.
Benvenuto interpella sui casi di degrado sotto le arcate dei ponti presso Assonautica. Sorgini risponde ricordandogli che il bilancio sociale è pubblicato e trasparente.

Pongiglione, insieme con Aschiero oggi assente, interpella sul bando per il museo archeologico, che ha ricevuto critiche dalla Sovrintendenza, dalla Consulta del Priamar che non è stata convocata, e che non rispetterebbe i migliori requisiti tecnici, dato che non stiamo parlando di una semplice esposizione, ma di una realtà in evoluzione, oggetto di ricerca scientifica, e con la maggioranza dei reperti di proprietà statale.
Nell’interpellanza si chiederebbe anche l’annullamento del bando, cosa che per la verità non attiene alle interpellanze.
Risponde Di Padova respingendo le osservazioni, rivendicando la bontà del bando e lasciandosi andare a un pistolotto amareggiato sulla cultura del sospetto che avvelena i rapporti consiliari, su questo clima spiacevole che si respira in Consiglio.
Un tipo di discorso che dimostra come l’assessore si sia perfettamente integrata ormai nel partito cui ha aderito, perché è nella filosofia della “lesa piddinitudine” che tanto bene conosciamo: noi siamo perfetti a prescindere, come vi permettete di mettere in dubbio l’operato nostro e dei tecnici? Ci ferite e ci offendete, ecco.

Pongiglione le ricorda il diritto-dovere di controllo che è proprio dell’opposizione.
Veramente sarebbe da aggiungere che, visto che le pratiche arrivano tutte blindate in Consiglio, coi numeri sufficienti di maggioranza e senza che si possa dare alcun contributo, se alla minoranza venisse tolto anche il diritto ispettivo e di contestare numeri e scelte, tanto varrebbe votare tutto in Giunta e amen.

Torneremo a parlare di questo argomento, visto che in inizio di Consiglio abbiamo presentato al Presidente una nostra mozione urgente proprio per chiedere l’annullamento del bando.
Di Padova precisa a Pongiglione che non ce l’ha con lei. Sottinteso, è il resto della minoranza, grillini sopra tutti, che proprio non si regge.

Parino si rifà a una polemica uscita sui media, anche su nostro input, circa i premi di risultato dei dirigenti, troppo elevati e collegati a obiettivi discutibili.

Berruti in un lungo discorso difende le scelte e spiega che dismettere i fax è obiettivo tutt’altro che scontato e secondario. Ci sono solo otto dirigenti, che non sono emanazione politica perché non c’è spoil system (ma visto che governano sempre gli stessi non è come se lo fossero? ndr), che non è corretto contrapporre le diverse parti dell’amministrazione, ossia dipendenti contro dirigenti, che lo sa ed è un suo cruccio che i dipendenti non siano abbastanza pagati e valorizzati ma non sa come fare.

Parino dice che c’è poco da ridere, e non aggiunge altro.

Rimandando le ultime due interpellanze di Benvenuto, si passa alle pratiche.

La prima è la controversa questione dei nuovi forni crematori, sala del commiato ed affidamento ad Ata.

Chiediamo subito la parola per una mozione d’ordine per questione pregiudiziale. Una diffida è stata inviata ai consiglieri, a nome dei nostri parlamentari, che sono prima di tutto cittadini savonesi, per chiedere di non votare una pratica che prevede così tanti svantaggi per il Comune. Inoltre la seconda mozione critica il fatto che due dipendenti Ata (Lavagna oggi assente, per di più estromesso e in contenzioso con l’azienda, e De Montis) partecipino alla votazione.

Chiediamo risposta alla segretaria, che spiega in un lungo discorso il perché a suo giudizio l’affidamento a una società in house sia perfettamente legittimo.
Replichiamo che prendiamo atto, ma siamo di diverso avviso per i motivi esposti in diffida, che non sono solo legati all’affidamento in house ma anche ad altre caratteristiche economiche della pratica in sé, e che a questo punto non parteciperemo ai lavori perché la partecipazione stessa alla discussione potrebbe di per sé rappresentare nocumento al patrimonio personale dei consiglieri.
Usciamo, passando nella zona pubblico.

Mi perdonerete se non resoconto ciò che avviene dopo, perché in tanti, troppi aspetti somiglia a una rappresentazione con ruoli concordati e ampiamente previsti, anche solo guardando la lettera di risposta alla diffida inviata dal Comune al Prefetto.

Il significato di un atto informativo e precauzionale che qualsiasi cittadino può compiere (quante volte la Rete contro il carbone ha presentato diffide prima di un Consiglio dei comuni interessati…) viene volutamente distorto in una sorta di minaccia all’autonomia del Consiglio, meritevole addirittura, secondo Acquilino, di azioni legali. Zunino si associa al biasimo.
E’ una diffida “anomala” perché firmata da parlamentari. Siamo “conigli” noi consiglieri a non averla firmata in prima persona (commento del vicesindaco su Facebook) timorosi di denunce che sarebbero sacrosante.

Frumento che voleva astenersi per dubbi sulla pratica ora vota orgoglioso a favore. Non possiamo permetterci di dire agli altri come votare, commenta Addis.

Eccetera. In minoranza si ribatte con vari argomenti contro la pratica, la sua univocità e le tempistiche.

Alla fine la minoranza esce, tranne Pongiglione che resta e vota no.
Si astiene Pesce, facendo incupire il Sindaco. La maggioranza al solito è salvata da Bracco ormai passato in pianta stabile, e ottiene 16 sì.

Rientriamo. Dopo due pratiche su accettazione di eredità, di cui ho già parlato, che ottengono 18 sì la prima 22 la seconda, compreso il nostro voto, ecco un piano casa.

Noi e Pongiglione annunciamo voto contrario. In particolare, spiego io, non solo siamo contrari al Piano Casa (attendiamo ancora la versione peggiorativa di Toti) e alla norma sul cambio di destinazione d’uso e spostamento volumi, ma questo è un classico esempio: un capannone precario e in zona impervia, condonato, permette di costruire una casetta ampliata in zona verde fra gli alberi (da cui la variante) realizzando una strada apposta sacrificando una fascia.
Non è vero che il piano casa sia ineluttabile, questo è un classico esempio, essendoci la variante per la zona verde, in cui si potrebbe e dovrebbe dire di no. Ci sono poi dubbi che si sia veramente interessati a una casetta piuttosto piccola: e se questo fosse un cavallo di Troia per aumentare il valore e l’accessibilità della zona e favorire cementificazioni future?

In maggioranza mi ascoltano attenti. Almeno ho la vaga consolazione di fargli notare aspetti nuovi. Forse si deve anche a questo l’astensione di Core, insieme con Zunino. La pratica ottiene 16 sì e i 3 no nostri e di Pongiglione.

Veniamo al putiferio. Il Presidente mette all’attenzione dei consiglieri e della Giunta la mozione urgente che noi abbiamo presentato per chiedere l’annullamento del bando per il Museo Archeologico, dopo una nostra lettera in merito inviata al Comune e ai vari organi preposti, con la stessa richiesta, e dopo una risposta degli uffici che non ci ha soddisfatto.

Putiferio perché la formulazione della richiesta non viene accettata, dicendo che non è in potere di Sindaco e Giunta annullare un bando degli uffici…appigli semantici, quando poi gli aspetti erano evidenziati chiaramente nel testo.
E’ un reato! Strilla addirittura Martino, con battibecchi col pubblico. Larosa propone di votare l’inammissibilità. Acquilino mette in discussione l’urgenza, fraintendimento fra datazione della pratica e urgenza della mozione in quanto non calendarizzata.
Dialogando con la Segretaria Bacciu proponiamo una modifica al testo della richiesta, per renderla più chiara. Altro clamore perché ci consultiamo con gli attivisti per scriverla.
La maggioranza si infuria e decide di lasciare l’aula facendo mancare il numero legale.
A nulla valgono gli appelli di Pongiglione a restare, dato che dopo la mozione era previsto un odg contro la prevista chiusura del carcere.
Neppure questo argomento drammatico fa prevedere ipotesi diverse, quale potrebbe essere stata, per esempio, ammettere la mozione, votare sbrigativamente no e passare ad altro.

Niente. Dopo i due appelli di rito, sala vuota e si va a casa in un clima pesante di totale inutilità per tutti. E forse, chissà, di coda di paglia per qualcuno.

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