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L’ “indispensabile” Fondazione per il Museo della Ceramica – commissione congiunta del 19.11.2015

Di questi tempi i musei cittadini danno molto da fare e da pensare all’amministrazione. Ci si chiede perché vengano proposte e spiattellate soluzioni molto complesse e completamente preconfezionate che lasciano dubbi su dubbi, in relazione alla loro efficacia e ai vantaggi per il Comune e i cittadini.
A questa seduta era presente infatti, oltre all’assessore alla cultura Di Padova, alla dirigente Sperati e al funzionario Secondo, la Segretaria Bacciu, a dimostrazione che, dopotutto, elaborate spiegazioni erano necessarie.
Si tratta di una nascente Fondazione per gestire il Museo della Ceramica.
L’assessore più che altro esprime con entusiasmo quanto il Museo sia importante e quanto successo abbia avuto. Inaugurato quasi un anno fa, il 16 dicembre del 2014, ha visto ad oggi più di 22000 visite. E’ stato sinora gestito con un accordo provvisorio. Il palazzo che lo ospita è della Fondazione De Mari, che ha contribuito all’allestimento, mentre la collezione è De Mari per il 40%, del Comune per il 60%.
Ora si vorrebbe costituire una Fondazione a gestirlo e valorizzarlo, nella quale farebbero parte la De Mari al 55,56% con quota di fondo di dotazione 50.000 euro, il Comune e la Camera di Commercio al 16,67% con quota 15.000 ciascuno, e i due comuni di Albisola Superiore e Albissola Marina al 5,55% con quota 5000. Totale: 90.000 euro.
Inoltre per il primo anno il Comune di Savona metterebbe altri 107.000 euro.
Questa Fondazione sarebbe una ONLUS.

Il tutto lascia molte perplessità. Questa gestione è da ritenersi in house? Se sì, i termini non sarebbero corretti, in quanto la parte del leone la fa senz’altro la De Mari: è previsto che le decisioni siano prese a maggioranza assoluta dei contributori al fondo, in proporzione all’apporto al fondo stesso: quindi con alzata di mano 1 contro 4 può decidere sempre De Mari che ha la maggioranza sia in percentuale sia in contributo.
In pratica il tutto sembrerebbe equivalere all’affidamento senza gara a un soggetto privato, cosa che contrasterebbe con diversi principi della giurisprudenza comunitaria.
Trattandosi di ONLUS potrebbe ricevere donazioni da privati e anche il 5 per mille.
In un passaggio si parla di possibilità di erodere il patrimonio a fronte dell’impossibilità di coprire i costi.
L’art. 17 dice espressamente che in caso di eventuale scioglimento, i beni ritornerebbero nella disponibilità dei proprietari, mentre il patrimonio dovrebbe essere devoluto ad altre ONLUS.
A scelta della De Mari?

Insomma, sembra che si tratti in tutto e per tutto di un affidamento alla De Mari, che avrebbe da statuto le armi per agire in autonomia.
Non certo la soluzione più vantaggiosa per il Comune, che affronta comunque grosse spese e non ha sufficiente potere decisionale né ritorni.

La relazione della segretaria Bacciu non scioglie i dubbi. Parole che attengano a una gestione diretta precedente del Comune non vengono mai pronunciate. Così come, parlando del controllo sulla gestione, si parla di controllo “significativo” o “marginale”, ma viene sempre evitato di riferirsi al controllo analogo, tipico della gestione in house.

Alla domanda se non fosse meglio pensare a una fondazione che gestisca in sinergia i vari musei cittadini, ci viene risposto da Di Padova e Sperati che questo è un primo passo in tal senso.

Fra gli altri interventi, si segnalano Frumento che ha da ridire sulla ONLUS e preferirebbe gestioni economicamente più consistenti, ossia che i musei fossero messi a reddito.
E Romagnoli che ricorda come un museo della ceramica funzioni veramente se è valorizzato all’interno di un percorso che coinvolga laboratori artigianali e altri settori economici, come avviene a Deruta e in altre realtà.

Al momento del voto, si astengono Benvenuto, Bussalai, Parino, Pongiglione, Romagnoli, Santi, gli altri a favore.
Noi dichiariamo che, non essendo convinti di questa soluzione e non ritenendola la migliore per il Comune e i cittadini, votiamo no, riservandoci di approfondire in Consiglio.

La cosa (per lesa piddinitudine più che mai) provoca mormorii di biasimo in alcuni consiglieri di maggioranza, che fra loro commentano come sarebbe stata più corretta l’astensione.

Pare brutto, insomma. Ce ne faremo una ragione.

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