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Una interpellanza, due mozioni e due vittorie! – consiglio del 26.11.2015

Sono assenti Arboscello, Bagozzi, Marson, Prefumo e Benvenuto.

Riguardo a quest’ultimo, saltano così la maggior parte delle interpellanze previste.

Vignola chiede un minuto di silenzio per le vittime… stava per dire di Parigi, ma per prevenire obiezioni precisa: tutte le vittime di guerra e terrorismo.
Parino si associa e chiede un minuto di silenzio anche per il pilota russo abbattuto.
La prima interpellanza è di Frumento e riguarda il Palazzo di Giustizia. Chiede che sia lasciato al suo destino, magari demolito, per trovare una nuova sistemazione, dato che è problematico, richiede continui lavori che non risolvono i problemi.

Lirosi elenca le spese sostenute e ricorda che ora per fortuna interviene il Ministero. Per costruire un nuovo palazzo servirebbero almeno 8 milioni di euro, e 4 per demolire la vecchia sede.

Numeri da rabbrividire, commenta ringraziando Frumento.

Tocca subito a noi con l’interpellanza sulla facciata delle Officine. Sono cadute alcune piastrelline, è transennata da tempo, con interruzione sia del marciapiede sia della pista ciclabile.
Ne approfitto per elencare tutta una serie di problematiche legate al luogo: dalla insostenibilità di avere tre centri commerciali in pochi chilometri, alla travagliata gestazione quando si proponeva di farne un centro di artigianato mai decollato, agli oneri di urbanizzazione che dovevano andare all’Ostello della Conca Verde e sono finiti alla ciclabile spezzettata e pericolosa, al restrigimento di via Stalingrado, all’attraversamento pericoloso, alla rotonda troppo stretta e alla bretella insufficiente. Insomma, una lunga lista.
Risponde Di Tullio dicendo che è stata fatta una ingiunzione ai proprietari. Il problema sta nel rapporto fra proprietari dell’edificio e ditta che ha fatto i lavori. Comunque i lavori partiranno, la proprietà ha appena richiesto l’occupazione di suolo pubblico.
(Infatti a distanza di una settimana le transenne sono diventate impalcature. Speriamo. )

Siamo alla variazione/assestamento di bilancio. Nessuno chiede l’illustrazione della pratica.
Nessun dibattito.
Pongiglione fa una breve dichiarazione di voto negativo. Sì che si tratta di operazioni tecniche ma resta il giudizio negativo su tutta la pratica bilancio, sulla quale non si è potuti intervenire.
La pratica passa con 17 sì e i 7 no di Pongiglione, Arecco, Santi, Parino, Bussalai, oltre ai nostri. Bracco ormai è con la maggioranza.

Passata anche l’eseguibilità coi voti della maggioranza, ecco la pratica sulla modifica del regolamento IUC per spostare i termini di consegna dell’ISEE.
Illustra brevemente Martino. Pongiglione ribadisce le lamentazioni sull’astrusità del testo.

24 sì, unanimità.

Arrivati alla fondazione a guida (e praticamente monopolio) De Mari che dovrebbe gestire il Museo della Ceramica, illustra (lungamente, come di consueto) il Sindaco.
In minoranza ci chiediamo come mai questo onore. I suoi interventi di solito sono per rabbonire la sua stessa maggioranza, quando appare riottosa. Non tutti sono d’accordo sulla pratica?
Afferma che è un primo tentativo di microriformismo (sic) per la gestione dei beni culturali. Esiste una difficoltà economica e normativa a valorizzarli.
(Ricordiamo che il Presidente della Fondazione è l’avv. Romani, lo stesso di recente incaricato di esaminare la pratica bitumi, e comunque personaggio ricorrente.)
Frumento interviene per dire che condivide l’intervento, ma secondo lui occorrerebbe essere più ambiziosi su questo gioiello che può fare economia. Per esempio 10000 euro per la pubblicità è troppo poco per lui.
Ghersi, di solito non fra i più loquaci del Consiglio, prende la parola spiegando che lo strumento della Fondazione è uno di quelli ammessi dalla legge, e incensa il museo.
Romagnoli ribadisce quanto già detto in Commissione, sulla necessità di fare sinergia con attività artigiane. E’ curiosa di vedere i nomi che verranno messi a gestire, dichiarando che si dovrebbe pagare di più i curatori e di meno il Presidente.
Bracco esprime parole di lode. Pongiglione esprime critiche e annuncia astensione.
Di Padova chiamata in causa dal Sindaco rassicura che il cda non godrà di alcun compenso.

Riprende il Sindaco, e questa volta il suo discorso si fa vagamente pindarico, smarrendo in più punti il filo logico.
Ne ha anche per Bracco: per quanto elogiativo, ha osato parlare di “rilancio culturale”, cosa che farebbe supporre una città in stagnazione. A suo dire non è così.
Impagabile nel rispondere a Frumento circa la pubblicità: afferma che purtroppo ci sono vincoli ai soldi che il Comune può spendere in comunicazione.
Ricordargli i suoi ben quattro portavoce sarebbe il minimo sindacale…
Nel frattempo c’è agitazione. Tutta la Giunta è uscita tranne Costantino. Fuori in sala Giunta, Di Tullio si intrattiene a chiacchierare con Core, Parino e Martino.
Rientrano, e Parino se ne va.
L’emendamento ottiene 20 sì e 1 astensione. La pratica 19 sì e 3 astensioni, Pongiglione, Arecco, Romagnoli.
Noi avendo più di un dubbio abbiamo deciso di non votare.

Eccoci al regolamento edilizio. E’ stato esaminato nel corso di molte commissioni, con l’ausilio del parere delle varie associazioni, e ora sembrerebbe scontato un voto positivo.
Noi abbiamo votato no in Commissione, e Di Tullio non l’ha presa bene, accusandoci di strumentalizzazione elettorale. Si chiede come mai, se dopotutto non abbiamo mai manifestato tanta criticità, ora non approviamo.
In apertura, Pongiglione allarmata (su mia allerta) gli chiede info sugli art. 31 e 32, dai quali è sparito qualsiasi riferimento all’edificazione in classe A, ossia uno dei pochi punti che potevano dare valore aggiunto e rappresentare una svolta per una edilizia più responsabile.

Si accoda Zunino, dando indirettamente un suggerimento: lo avete fatto perché nel frattempo la classe A è cambiata, vero? Ci sono nuove classificazioni.
Zunino ha anche da ridire sulle dimensioni minime di stanze e alloggi, all’art. 27 comma 2 e 3, su cui a lungo si è discusso, per accorgersi poi che i limiti di legge erano comunque maggiori di quelli previsti. In ogni caso, a suo dire sono rimaste delle incongruenze negli articoli.
Si aggiunge Aschiero che ricorda alcuni aspetti critici ma ribadisce, a giustificare il suo voto, che si tratta di un regolamento “di transizione”.

In ogni caso, è evidente anche da tutte queste “mani avanti”, imbarazzo e distinguo, come la piccola ma significativa cancellazione sulla classe A fosse passata inosservata ai tanti fiduciosi votanti “positivi” della pratica, e come messi di fronte all’effettiva fuffa delle innovazioni inserite, non sappiano cosa dire.

Per quanto ci riguarda, sia nell’intervento sia in dichiarazione di voto ribadiamo il nostro no.
Condividere una discussione con piccoli suggerimenti e obiezioni non significa approvare tutto, soprattutto quando, fin dalle prime battute, è evidente che l’impostazione è ben diversa da quella che vorremmo.
Faccio alcuni esempi: i tempi certi entro i quali una licenza edilizia rimane valida. Così da non vedere più cantieri sospesi per anni.
La già citata classe A: prima tolta dall’articolo generale e trasferita in un comma riferito solo al bilancio termico del rivestimento, non a tutto il bilancio energetico nel suo complesso. Poi tolta del tutto, nell’ultima versione, con una complicata spiegazione di coefficienti che, nei fatti e con le leggi attuali, equivale a malapena a una classe D.

La cisterna per il recupero delle acque piovane, che dopo alcuni distinguo dei tecnici relativi a difficoltà nei centri storici, è stata depotenziata, non più obbligatoria ma con una possibilità di deroga. E pensare che nelle sue raccomandazioni iniziali l’ordine degli architetti suggeriva non solo di inserirla, ma anche di specificare meglio inserendo limiti precisi!
La parte sulle tecniche di costruzione ecosostenibili è diventata un elenco di pratiche “consigliate”.
Le specifiche sul decoro urbano, sul verde pubblico sono state via via ammorbidite, rese generiche e infarcite di deroghe.
Sulla classe A e sugli imbarazzi di maggioranza, l’arch. Macario va a consultarsi con Di Tullio e a dare suggerimenti.
Le risposte dell’assessore, generiche sulla necessità di attendere leggi specifiche, non soddisfano.
Insomma, votiamo no. Speravamo che questo regolamento potesse essere un passo avanti verso una edilizia migliore e più sostenibile.
Ma non può farlo un regolamento! – critica l’assessore.
Le garantisco che ci sono città che lo fanno, col regolamento – ribatto io.
L’emendamento del Sindaco su piccoli errori formali passa con 25 sì e 1 no. La pratica con 25 sì e i nostri 2 no.

Il cambiamento del PUC relativo a via Bazzino, ex sede dei Carabinieri con una destinazione d’uso errata, dovuta a un errore formale che si trascinava nel tempo, passa con 21 sì e la nostra astensione.

La pratica sulle ville del bosco delle Ninfe vede dichiarazioni di voto contrario di Pongiglione e nostra.
Ribadisco come si tratti di un esempio di pessima edilizia secondo quanto sopra espresso per il regolamento: un progetto fermo da tempo, rigettato molte volte, eppure no, alla fine deve passare, costi quel che costi, a furia di modifiche e persino cambiandogli ad hoc il tracciato di una strada.
16 sì, 3 no nostri e di Pongiglione, si astengono Casalinuovo, Core, Zunino e Acquilino.

Così avremo le villette ipogee, che dovrebbero deturpare meno l’ambiente perché meno visibili, secondo loro, in realtà ne costituiscono uno sfregio.

Sul federalismo demaniale che cede al Comune alcune aree in darsena, 22 sì.

Passiamo ora, esaurite le pratiche, alle mozioni.
Cominciamo noi, con quella sull’annullamento in autotutela della gara per il Museo Archeologico, stoppata nel Consiglio precedente da una maggioranza furibonda.

Zunino si dice parzialmente d’accordo.
L’assessore Di Padova incomincia ad agitarsi.
Larosa si dice fieramente in disaccordo e vuole spingere la maggioranza, quanto meno il PD, a votare no.
La Segretaria Bacciu afferma che nel non discuterne in Commissione Terza si è espresso un atteggiamento di legittima prudenza perché al tavolo c’era la Consulta collegata con l’attuale gestore.
Aschiero al contrario afferma che non si è rispettato l’iter, che si sono negate le prerogative dei consiglieri che sono stati censurati, che l’affermazione sulla presunta turbativa d’asta è stato un atteggiamento scorretto. Il suo intervento è molto duro, prefigurando quasi il dolo.

Romagnoli anche è favorevole alla mozione.

Frumento dice che comprende l’emotività affettiva che si ha nei confronti dei vecchi gestori, l’Istituto di Studi Liguri. Ad Aschero ribatte che se si hanno dubbi si va in Procura. (In altre circostanze, quando qualcuno era andato in Procura, aveva detto che i panni sporchi si lavano in Consiglio… )
E’ esitante e non vota la pratica.
Pongiglione si dice favorevole alla mozione. D’altra parte con Aschiero era stata firmataria della richiesta di Commissione per chiarire.
A questo punto però sconcerto in maggioranza, il Sindaco chiede la parola: silenzio, sentiamo cosa dice, si mormora fra quei banchi.
E il Sindaco, percependo la divisione e volendo evitare spaccature, approva sostanzialmente la mozione, per una verifica in autotutela, però, non per un annullamento.

Nella mia replica finale ricordo a Frumento che non è questione di “emotività “, come l’affetto che si avrebbe per un vecchio zio, ma di professionalità ed esperienza degli attuali gestori che meritano una valutazione accurata e rispetto conseguente.

Il Sindaco allarga le braccia.
Con 10 sì e 3 astenuti, Frumento, Core, Minetti, la mozione non ha il numero legale, data la confusione di direttive.
Dopo qualche minuto si rifà l’appello. A questo punto si rivota e la mozione ottiene 11 sì e 10 astensioni di maggioranza: Vignola, Bruzzone, Larosa, Frumento, Core, Fresco, Nigro, Minetti, Demontis, Maida.

Casalinuovo fa presente che abbiamo presentato una mozione urgente, per chiedere la calendarizzazione di una nostra delibera sulla riduzione orari delle sale da gioco.
Nonostante io spieghi alla maggioranza che l’oggetto della mozione si trova in seconda pagina, in quanto le richieste finali sono quelle della delibera allegata, che si tratta solo di sollecitarne l’iter, non di decidere nel merito, la confusione persiste, contagiando persino la Segretaria che inizialmente la dichiara non ammissibile per poi ricredersi a una seconda lettura.
Dopo spiegazioni e discussioni con l’assessore e con il capogruppo PD Larosa, con l’assessore Martino che si agita, si assiste anche a un siparietto, quando Fabio Musso, dello staff Sindaco, oltre che esponente PD, va a parlare con la Segretaria dietro il banco di Presidenza e Casalinuovo, sentendosi scavalcato, si infuria e lo caccia dichiarando che non ha titolo per trovarsi lì.
Passato il nervosismo, la mozione è ammessa, votata, e ottiene 18 sì, con le astensioni di Core e Nigro. La pratica otterrà la calendarizzazione immediata.

C’è ancora tempo per l’odg di Pongiglione, sulla chiusura del carcere di Savona. Vengono richieste al più presto soluzioni alternative. 20 sì.

Un odg di Frumento sempre in tema sale giochi, che denuncia interventi peggiorativi negli ultimi decreti governativi, con lo Stato che sempre più (parole sue) “ si fa biscazziere” ottiene 18 sì.

Un odg di maggioranza contro la chiusura e accorpamento Prefetture passa con 17 sì. Tempo di andare a casa, ma per una volta, il bilancio, sia pure con immane fatica, è positivo.

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