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Ata e il risiko dell’espansione – commissione del 20.01.2016

La prima pratica riguarda i revisori dei conti, nominati previa estrazione secondo le nuove normative. Si tratta di una presa d’atto, e al di là di eventuali accertate incompatibilità c’è poco da dire. Dopo qualche breve domanda su chi siano, sui loro compensi (sempre gli stessi, dice Salinelli) il voto e favorevole per tutti, tranne per Parino che si astiene.

Si passa alle pratiche successive, che vengono illustrate assieme: entrano in Ata, con quote societarie minime, in un caso, i comuni di Erli, Zuccarello, Castelvecchio di Rocca Barbena, ancora in provincia di Savona, nell’altro, una serie di 25 comuni nell’imperiese.

Sono presenti anche Pesce e Vaggi di Ata.

Le pratiche erano già state stoppate annullando una Commissione a dicembre, per le perplessità di alcuni in maggioranza e alcune assenze che facevano rischiare l’approvazione. Nel frattempo si sono aggiunti altri comuni.

Il motivo di tutto questo, che era già stato anticipato da Pesce nel consiglio dedicato, e che ora viene illustrato da Martino, è che la normativa regionale 12/2015 restituisce un ruolo alle province nella definizione di ambiti, o ATO, bacini ottimali, per i quali si può proporre un gestore unico. Il bacino ottimale è previsto abbia almeno 30.000 abitanti per la provincia di Sv, 20000 per quella di Imperia. Con i 25 comuni di cui sopra Ata acquisirebbe 23.500 abitanti, e sarebbe candidabile dunque anche in zona Imperia.

Bracco chiede se le quote dismesse sono acquisite da quelle di Vado. Gli viene risposto di sì: dal 15% iniziale ora Vado rimane al 4,6%.

Martino dice che è volontà di Vado cederle, quindi facoltativo. Viene corretto da più consiglieri, noi compresi, che ricordano quanto detto in una precedente commissione: si tratta di un obbligo di legge, perché un comune sotto un certo numero di abitanti può detenere quote solo in un numero limitato di partecipate, e quindi entro un certo limite temporale Vado deve dismettere.

Pongiglione chiede riguardo l’autorizzazione dei comuni. Sembra che alcuni degli interessati abbiano giù approvato il passaggio, altri no.

Da più parti emergono dubbi sul confronto fra l’efficienza del servizio di Ata a Savona, e la possibilità di espandersi e di reggere l’espansione.

Domande più specifiche sulla differenziata a Savona, proposte da Aschiero, vengono stoppate dal Presidente Addis come non inerenti alla pratica. Come se la valutazione del servizio e di Ata non facesse parte della discussione consiliare se approvarne o meno i piani.

Larosa e Zunino invece difendono Ata a spada tratta, sottolineando che è una buona cosa che una partecipata del Comune si espanda e che il servizio rimanga gestito dal pubblico. Zunino ricorda che nel settore c’è alto rischio di infiltrazioni e che se arrivano i privati non c’è controllo. E che se l’azienda entra in difficoltà arrivano senz’altro i privati, il che oltre tutto porta problemi anche ai lavoratori e ai loro diritti.

Come se non ci fossero infiltrazioni, e come se non ci fossero casi di diritti violati e gestioni discutibili anche in aziende partecipate dal pubblico, gli ricorda Romagnoli.

Lo 0,1% azionario di cui si parla, come quota di adesione di molti comuni, corrisponde a 600 euro. Una quota più che simbolica.

Arecco invece chiede e si chiede ingenuamente perché andiamo a pescare comuni così piccoli e distanti, mentre quelli vicini, Vado, Cairo, le Albisole, che sarebbero i più logici in un’ottica di razionalizzazione, si rivolgono ad altri.

Perché ci sono aziende pubbliche valide come Ata, dice Martino, per esempio Sat.

Io parlo in dichiarazione di voto, ribadendo che per noi è importante che prima di tutto ci sia il core business della gestione dei rifiuti di Savona, che la differenziata sinora è stata a livelli molto bassi, e quello che accade adesso appare più un tentativo frettoloso di alzare le percentuali in extremis, piuttosto che un piano organico. Che interesse ha il cittadino di Savona in questa espansione? E’ questa la prima domanda che, come rappresentanti dei cittadini, dobbiamo porci.

Non si tratta di criticare il pubblico, di contrapporre pubblico e privato, anzi tutt’altro, di preoccuparsi per la sorte del pubblico, proprio in quanto tale: perché se va male, non solo ci rimettono tutti i cittadini, ma poi, appunto, sulle macerie arrivano gli speculatori privati a inglobare tutto.
La questione delle adesioni con quote minime è spinosa, espone a ricorsi di esclusi che affermano trattarsi di una scorciatoia per l’affidamento diretto senza bando di gara. Infondati o meno che siano questi ricorsi (e uno già è in atto), sono causa di ulteriori grattacapi.

Non si capisce inoltre perché in alcuni casi si sottolinea come Ata sia pubblica, in altri si rivendica, come fa il Presidente Addis, che debba comportarsi come una azienda commerciale privata.

Ebbene, sono due i casi, che io sappia, in cui una azienda privata fa grossi investimenti: se è particolarmente in salute, o se è in grave difficoltà.

Qui Addis mi stoppa perché a suo dire mi sto dilungando troppo con la dichiarazione di voto… e mi dimentico di sottolineare la difficoltà di ottemperare al criterio del controllo analogo sull’azienda di cui sono partecipanti, fondamentale negli affidamenti in house, per così tanti comuni sparsi.

Concludo affermando che non siamo in condizione di sapere, a priori, in quale dei due casi di espansione ci troviamo, e proprio per questo il voto è negativo.

Vota no tutta la minoranza. Si astengono in maggioranza Aschiero e Lavagna, in qualche fa una dichiarazione in cui dice che lui in principio sarebbe favorevole, ma sono venute meno le condizioni di fiducia. Le pratiche passano 16 a 9.

Un Commento

  1. Ritengo che per incentivare la raccolta differenziata occorra introdurre un meccanismo premiante: vale a dire la riduzione delle imposte. Occorre inoltre fare ulteriormente una capillare opera di chiarificazione sulle modalità della raccolta.
    Naturalmente, come tutti i servizi che interessano la cittadinanza, questi devono rimanere in mano pubblica. +

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