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Un ascensore in Darsena, nuove agevolazioni alle Officine e la ricorrente Aurelia bis – commissione del 19.01.2016

La prima pratica riguarda un ascensore da installare sulla facciata lato cortile di un palazzo in Darsena, per aiutare una bambina disabile. Una volta tanto che, miracolosamente, tutti erano d’accordo, condomini compresi, quando in casi analoghi si oppongono per motivi estetici o simili, ci si è messa la Sovrintendenza, a imporre prescrizioni, a chiedere revisioni progettuali. Anche perché il cortile aperto su cui insiste la facciata in questione sarebbe stato a suo tempo destinato a uso pubblico, da cui ulteriori complicazioni. Viene da chiedersi: ma sarà stata solo la Sovrintendenza a obiettare o anche il Comune ci avrà messo del suo, ritraendosi solo dopo il clamore sui media e anzi aiutando a formulare il nuovo progetto?

In effetti Di Tullio, che illustra la pratica insieme alla dirigente Macario, giudica “comprensibile” la resistenza della Sovrintendenza. Guardandosi intorno in Darsena e osservandone le brutture, non sembrerebbe che venga sempre ugualmente applicato lo stesso rigore, e la comprensibilità sfugge.

Cosa che viene fatta osservare giustamente da Pongiglione. Dopo un’altra domanda di Bracco circa i tempi (dopo la Conferenza dei Servizi e il rilascio del permesso dovrebbero passare un paio di mesi) si vota. Unanimità, e ci mancherebbe.

Seconda pratica: la società proprietaria delle strutture alle Officine, trovando difficoltà a riempire i locali, ha chiesto ampliamenti delle destinazioni d’uso possibili e rimozione dei vincoli che erano stati posti all’inizio, dieci anni fa, quando ancora ci si preoccupava che potessero esserci destinazioni produttive e non l’ennesimo inutile centro commerciale. Appunto.

Quindi, nuove possibilità per le aree artigianali non occupate, come centri estetici o altri servizi, escludendo il commercio al dettaglio e rimuovendo i vincoli di metratura per consentire ulteriori frazionamenti.
Escluse le slot, tendono a far sapere. A noi risulterebbe che la norma per escludere le sale gioco in tali contesti esista già.

La pratica suscita una qualche discussione. Non sarà il problema degli affitti troppo cari? Chiede De Montis. Si dibatte sulle difficoltà di aprire nuove attività artigianali o sul fatto che quelle che provocano polvere e rumore e hanno bisogno di grandi capannoni non possano essere ospitate in quel contesto. DI Tullio alle critiche sul commercio al dettaglio si spinge a dire che gli abitanti del quartiere sovrastante le Officine hanno diritto di avere i loro negozi! Come se si trattasse di una guerra fra centro e periferie, e non di lotta fra grande distribuzione e negozietti. I negozi in quel quartiere c’erano, gli ricordo, solo che hanno dovuto chiudere.

Pongiglione sottolinea lo squallore e l’omologazione al ribasso dei centri commerciali.
Anche noi negli interventi ribadiamo il nostro punto di vista: c’è stato un clamoroso errore di pianificazione, ampiamente prevedibile già in partenza. E non sopportiamo chi in maggioranza (oggi Frumento) ripete la solfa: non si poteva prevedere, è colpa della crisi, bisogna correre ai ripari.
Si poteva prevedere ed era ampiamente prevedibile che tre centri commerciali in pochi chilometri, oltretutto vicini alle aree abitate e non fuori città, avrebbero desertificato il piccolo commercio dei centri e delle periferie, per poi finire a farsi concorrenza interna e non riuscire a reggere le spese stesse delle loro dimensioni e gli ammortamenti previsti.

Continuare a facilitarli in ogni modo non ci salverà da questo errore di fondo, con le cui conseguenze dovremo fare sempre più i conti: errori di pianificazione, sovradimensionamento, eccessive agevolazioni. E’ un aiuto agli speculatori e non al tessuto commerciale e all’economia della città.

Si astengono in maggioranza Acquilino, De Montis e Zunino. Vota no Aschiero, con tutta la minoranza fra cui noi.

A questo punto abbiamo l’ennesima audizione sull’Aurelia bis, chiesta da Aschiero insieme con molti altri consiglieri, noi compresi, se non altro per sapere gli esiti di un incontro tenutosi al Ministero dei Trasporti il 2 ottobre 2015, che doveva studiare le soluzioni per le questioni rimaste aperte a corredo dell’opera: mitigazioni e svincoli. La richiesta di avere copia del verbale di questo incontro, da parte di Aschiero, era stata respinta dicendo che non esisteva, ma che eventualmente il vicesindaco avrebbe riferito in Commissione.

Ed eccoci qui, con Di Tullio, Lirosi e l’ing. Delfino.

Aschiero mostra una lettera della direttrice generale del Ministero ad Anas, a seguito dell’incontro di cui sopra, e la risposta dell’assessore Giampedrone a una interpellanza in Regione presentata da “alcuni consiglieri”. Che si tratti di quelli 5 stelle non viene specificato da alcuno.

Possiamo così riassumere la sequenza di battibecchi e tentativi di interpretazione contrapposta di alcune frasi del testo.

– non c’è più spazio per nuove progettazioni e aggiunte. Al momento l’opera rimane quella che conosciamo, zoppa, monca, inutile e costosa.

– a dispetto delle rassicurazioni di Paita (preelettorali), delle dichiarazioni rassicuranti sui giornali di alcuni assessori in vari momenti, e dei vaghi impegni di Anas, non sono previste opere accessorie a mitigazione se non quelle antirumore. Non si è ancora capito se sia prevista una minima copertura all’uscita alla Rusca, ma sicuramente niente in via Turati: ci si può aspettare al massimo pannelli fonoassorbenti o simili.

– le uniche modifiche preventivate sono i bracci per un futuro svincolo Margonara. Questo in quanto un loro inserimento a posteriori corrisponderebbe alla necessità di demolizioni e ricostruzioni su quanto già realizzato. Ma lo svincolo stesso è ben lungi dall’essere finanziato e messo in progetto.

Dunque si può constatare come rimanga lo stesso identico quadro desolante iniziale che ha caratterizzato l’approvazione di quest’opera inutile, invasiva, costosa.
E che le pretese “morbide” e accomodanti e al ribasso di alcuni comitati che si accontentavano di opere accessorie, erano e sono destinate a essere bellamente disattese, non avendo alcuna arma di contrattazione a loro vantaggio, né amministratori intenzionati a far rispettare la volontà dei cittadini.
Perché Anas e Ministero dovrebbero accontentarli, quando non ci sono ostacoli di sorta a proseguire con l’opera così com’è risparmiando altre spese?

Tutto secondo copione previsto: questo agitarsi tardivo è solo energia sprecata: ogni risorsa, ogni comitato, ogni energia degli amministratori avrebbe dovuto essere spesa a suo tempo, tentando di bloccare in ogni modo quest’opera senza senso. Purtroppo, debolezza, divisioni e condiscendenza hanno prodotto i risultati inevitabili, ossia il peggio.

Ultimo punto, una richiesta di Pongiglione riguardante problemi di decoro urbano presso la scalinata di via Assereto e nella zona del Monticello, dove la discutibile e asfittica idea di box interrati, di cui Ata aveva curato lo studio di fattibilità, è per fortuna ferma al palo. Meno fortuna, abbiamo un’area transennata e uno spazio non fruibile e fonte di degrado.

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