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Un’altra grande giornata con la delibera antislot e la mozione sul bitume – consiglio del 17.12.2015 

Sono assenti Bruzzone, Marson, Prefumo, Bagozzi e l’assessore Di Tullio.

Si parte con le interpellanze. Benvenuto fa notare il degrado della Torretta, simbolo savonese che meriterebbe un restauro. Lirosi risponde che non ci sono i soldi, si vedrà nei prossimi bilanci.

Ancora Benvenuto sulla “desertificazione” commerciale della Rusca. Apicella risponde che non è un problema di una sola zona della città, e che è difficile rispondere con diminuzione delle tasse, ci vogliono delle reti di commercianti.

Come prima di una serie di interpellanze su marciapiedi rotti o sconnessi, Benvenuto parte dai sampietrini di via Verdi. Risponde Lirosi spiegando che certe aree sono proprietà privata.
Si passa a via Firenze e alla scalinata Aquileia. Lirosi dice che la scalinata è in buone condizioni, e per il resto ci saranno lavori.

Siamo poi alle piastrelle di corso Mazzini. Lirosi elenca quali marciapiedi sono in buone condizioni e quali invece hanno problemi, che sono stati segnalati agli uffici.
Benvenuto ancora, sulle case popolari di via Garroni e la manutenzione e un inquilino che aveva un allaccio abusivo alla corrente elettrica. Sorgini precisa che sono case del Comune, non case popolari, e che quell’inquilino è stato denunciato.
Interpella ora Arecco circa una sentenza della Cassazione riguardante i minori. Richiede una serie di dati sul numero di casi dei minori presi in carico e allontanati dalla famiglia.
Risponde Sorgini spiegando che sono casi diversi da quelli di un tempo, molti dovuti a separazioni conflittuali dei genitori, famiglie fragili, disagi psicologici, vittime di abusi.

Rinviata l’interpellanza di Benvenuto sui lavori in corso Vittorio Veneto e la ditta Meraviglia, causa assenza del vicesindaco.
Un paio di interpellanze di Frumento riguardano invece la zona di Legino sotto NS del Monte. Una su parcheggi che non si capisce se siano pertinenziali o meno, e l’altra sulla viabilità di una strada privata ma con passaggio pubblico. Rispondono Sorgini e Lirosi.
Frumento in entrambi i casi sottolinea trattarsi di problema trentennale e ringrazia per la disponibilità a risolverlo.

In questa seduta si ricordano delle interpellanze anche Zunino e Acquilino della neonata Rete a Sinistra.
Acquilino le illustra entrambe.
La prima riguarda l’università e la crisi della Spes, priva delle quote della Provincia. Martino risponde che il Comune è disponibile ad accollarsi le quote, ma il problema sorge con l ‘incremento proporzionale di contribuzione dovuto.
Acquilino soddisfatto dice di esortare anche gli altri enti a fare la loro parte. Quali non si sa, vista la generale crisi.
La seconda è sul paventato aumento del canone di locazione delle aree Binario Blu di piazza del Popolo..
Ciò che emerge dalla relazione di Martino è una situazione per nulla tranquilla né tranquillizzante.
Si apprende che su una parte il Comune paga un canone di 1.464 euro mensili, un’altra parte è soggetta a contratti di locazione temporanea, per un’altra porzione era riconosciuto il comodato d’uso gratuito fino al 31 dicembre 2014. L’area delle carovane viaggianti è affidata al Comune tramite locazione.
L’avv. Barbano di Binario Blu (forse per ritorsione perché non si sbloccano i progetti edilizi?) ha chiesto il rilascio di parte del parcheggio, successivamente, il rilascio di altre aree sulle quali ora c’è una causa pendente che dovrebbe andare a dibattito in questi giorni. (Aggiornamento: dibattuta, il Comune ha perso). C’era stata il 9 dicembre una riunione per tentare di sbloccare la situazione, con esito negativo.

Circa la proposta di esproprio per utilità pubblica avanzata dai proponenti, la risposta dell’assessore è no, con la dovuta aria scandalizzata. A parte la scelta politica, si giustifica dicendo che quell’area rende 370.000 euro, la metà di ciò che percepisce in tutto Ata, e questo economicamente non giustifica i costi di un esproprio.
Diciamo pure che la parola esproprio per uso pubblico suona come un’eresia per una amministrazione abituata piuttosto a trattare coi guanti e fare ponti d’oro ai costruttori, figurarsi danneggiarli in qualche modo o rivendicare il bene pubblico.
Acquilino si dice non completamente soddisfatto.
Per la verità anche noi cittadini non lo siamo, e siamo vagamente inquieti a pensare che un parcheggio, un’area nevralgica per la città si regga su accordi dubbi e possa tornare ai privati, o per gestione in proprio, sottraendo così un guadagno importante alle casse del Comune e di Ata, o per far pressioni e magari, con l’incubo di rimborsi legali e cause perse, dare una spintarella ai progetti edilizi.

Finite le interpellanze, Sorgini espone la pratica sul nuovo regolamento ISEE. Ci sarebbe un aumento del 5% delle fasce esenti, ma per diverse fasce un aumento di reddito, il che manterrebbe il bilancio in equilibrio.

Dopo qualche domanda di Pongiglione e l’apprezzamento di Bracco, l’assessore conclude.
In dichiarazione di voto annuncio la nostra astensione. I cambiamenti che sono stati apportati sono dovuti a decisioni del governo centrale, che, se da una parte hanno permesso di “smascherare” chi si nascondeva dietro autocertificazioni per dichiarare di meno, dall’altra provocheranno inevitabilmente un aumento del reddito medio anche in utenti comunque non facoltosi. Per cui molti comuni si sono attrezzati alzando le fasce di reddito, per venire incontro a questa esigenza.

L’assessore mi vorrebbe rispondere, il Presidente non le dà la parola però poi rimprovera me per aver fatto domande in dichiarazione di voto, le domande si fanno prima.

Veramente non erano domande, era una affermazione e spiegazione del nostro voto, gli diciamo in tanti dai banchi di minoranza.

Così la pratica passa con 26 sì e 2 astensioni.

Ed eccoci alla nostra delibera sugli orari delle slot, che vado a illustrare. Il fenomeno è in crescita, causa danni sociali ed economici enormi, non compensati certo dagli introiti statali. Se lo Stato agevola in tutti i modi, sono gli enti locali che si sono attrezzati per contrastare, paradossalmente cercando spiragli fra le leggi nazionali. Uno spiraglio è quello delle decisioni prese in nome della salute pubblica, di cui il Sindaco è custode.
Con questo sistema, abbinando all’ordinanza una relazione dell’Asl sul gioco patologico e una stima sui casi, i problemi e i costi sanitari, il comune di Imperia facendo da apripista ha vinto in Cassazione, e poi alla Consulta, quindi in modo definitivo, contro il ricorso delle lobby delle slot.
Abbiamo dovuto superare le resistenze dell’assessore per il nostro orario, più restrittivo di quello di Imperia, dimostrandogli che in molti altri comuni con orari simili i ricorsi hanno avuto stesso esito negativo per i proponenti. Anzi, nel caso di Milano, che ha un orario simile a quello proposto da noi, 8-12 e 18-23, la Consulta si è limitata a una ordinanza anziché una sentenza, dichiarando in pratica di aver deliberato molte volte sullo stesso tema, ormai c’erano i precedenti e bastavano.
Apicella parla a lungo, tanto che ha un battibecco col Presidente Casalinuovo che gli chiede di concludere, e lui ribatte circa il fatto che in un Consiglio precedente lo stesso Casalinuovo aveva preso molto a cuore la questione gioco.
Intervengono in tanti, Bracco che chiede della relazione Asl, sulla quale Apicella dà conferma. Poi Frumento, Romagnoli, Pongiglione.
Sorgini ne approfitta per vantarsi di una norma nazionale che riduce la pubblicità per le slot, ma in realtà è molto edulcorata rispetto alle proposte di chi lotta davvero contro il gioco d’azzardo.
Alla fine con 26 sì, unanimità, la delibera passa. E a questo punto il Sindaco dovrebbe emettere una ordinanza per dar corpo alla delibera stessa. Vigileremo.
Una grande vittoria, una soddisfazione per noi, che speriamo si concretizzi e sia un primo passo per debellare questo fenomeno sociale negativo.
Finiscono le pratiche: ricordiamo che l’ingresso di nuovi comuni in Ata è stato rinviato per più di un mal di pancia, e timore di non avere i numeri in maggioranza.

Eccoci alla mozione, anzi alle mozioni bitume.

Quale la storia? Pongiglione Aschiero e Frumento avevano presentato una interpellanza per chiedere conto della relazione dell’avv. Romani recepita dall’arch. Macario, in merito alla procedura del Comune in autotutela.
Noi non avevamo aderito, essendo in procinto di elaborare altri documenti sentito il parere dell’avv. Ceruti che segue la pratica per conto dei nostri parlamentari.
Ottenuta in extremis la relazione Macario, avevano trasformato l’interpellanza in mozione. Poi in apertura di Consiglio era stata presentata una mozione urgente di maggioranza. E c’era poi la nostra, frutto della relazione e del parere legale.

A questo punto Aschiero si è preoccupato di integrare la mozione originaria con quella della maggioranza, raccogliendo le firme per presentarla, e ritirando, anzi, come ha detto lui, “implementando” l’altra.

In sostanza due mozioni, nostra e del “resto del mondo”. Che fare? La maggioranza della nostra non ne vuole sapere, specie il PD. Noi saremmo anche disponibili a firmare l’altra, previo emendamento. Ma Larosa dice: prima ritirate la vostra e poi se ne parla.
Bracco propone una capigruppo per discuterne. Con 9 sì, 9 no e 3 astensioni, la decisione è affidata al Presidente che accoglie. Si sospende, e andiamo in Capigruppo.
Prima di tutto, quali gli esiti della relazione dell’avvocato e dell’architetto? Macario afferma di aver autorizzato la pratica urbanistica ritenendola conforme al PUC, nel quale è recepito il PRG, il piano regolatore portuale. Mentre non lo è, perché nel PRG quell’area è di servizio e di manovra, non destinata ai petroliferi. I proponenti dicevano che l’area era idonea, l’Autorità Portuale non smentiva, il Comune se ne è stato senza controllare, solo ora riconosce l’errore e la leggerezza.
Inoltre anche la Provincia ha avuto, in merito alle emissioni, un atteggiamento non corretto, dichiarando in pratica: prima procediamo e poi vediamo se serve una autorizzazione alle emissioni.
Tutto questo viene segnalato da Macario agli enti interessati, dichiarando che allo stato delle cose e per le leggi vigenti, il Comune non può annullare in autotutela.
Mancava, insomma, alla fine di queste relazioni pur corrette (a parte il clamoroso autogol urbanistico) la decisione finale: che fare? Segnalare non basta certo.
La nostra mozione chiedeva espressamente al Sindaco di attivarsi presso il MISE, il ministero nelle cui mani è la pratica ormai pronta, per chiedere di stoppare tutto e di avviare una nuova Conferenza dei Servizi. Unica via per poter sanare gli errori e sperabilmente bocciare una buona volta.
Nella mozione di maggioranza si chiama in causa anche la Regione, che a nostro avviso, e anche ad avviso dei legali e dei contatti al Ministero, ha esaurito le sue funzioni da tempo, per la quale la sottoscrizione d’intesa sarebbe solo un atto formale, in più dai termini ampiamente scaduti, addirittura nel 2014.
Ma su questo (tirare in ballo la Regione o meno) abbiamo a lungo discusso con diversi esponenti di maggioranza, soprattutto Aschiero e le sinistre, che insistono sul loro punto, non si sa se perché effettivamente convinti o per motivi politici, ossia impedire che la nuova giunta regionale di centro destra ne rimanga fuori.

Inoltre una frase di elogio all’operato della dirigente all’urbanistica ci appare francamente fuori luogo.
Alla fine otteniamo che la frase sulla dirigente sia tolta e che la richiesta al Sindaco di attivarsi presso il MISE per avere la conferenza dei servizi sia messa al primo posto, come è giusto che sia, rispetto alle richieste pleonastiche alla Regione.
Così emendata, la mozione unica viene discussa.

Si alternano vari interventi di consiglieri a sostegno della richiesta al MISE e della mozione. Arecco ricorda che ora siamo tutti d’accordo, ma cosa c’è voluto per arrivare a tanto? Mobilitazioni di alcuni consiglieri (tra cui noi) e firme e proteste dei cittadini.

Larosa nella replica ha il coraggio di affermare che sinora l’unica mozione contro il bitume, l’unica azione consiliare, sia la loro, del PD.
In effetti nel consiglio con la nostra interpellanza avevano proposto un documento insostenibile e inutile, e se l’erano votato da soli, con tutte le minoranze contrarie. Trucchetti politici.
Il Sindaco fa un intervento dei suoi, rassicurante e infarcito di affermazioni alquanto opinabili. Da cui risulterebbe l’inezia del loro coinvolgimento, la sostanziale estraneità, e il loro fermo attivarsi attuale. Mah.

In ogni caso, la mozione passa con 24 sì. Ora vedremo cosa ci combineranno il Sindaco rassicurante e il Ministero. Prenderanno solo altro tempo, rinviando al post elezioni?

L’ultima mozione in discussione riguarda il Piano Casa di Toti, su cui lanciano l’allarme ancora Zunino e Acquilino.
Condividiamo l’attacco di Arecco, che ci toglie le parole di bocca, sostenendo come i suddetti proponenti abbiano regolarmente fatto parte di maggioranze cementizie in Comune e Regione e avallato ogni speculazione e il precedente Piano Casa.
Un po’ meno, anzi per niente, siamo d’accordo quando rivendica e difende l’attuale Piano come occasione virtuosa e per nulla cementificatorio.
Dice che solo gli anticemento storici e coerenti hanno diritto di parlare. E in effetti parliamo.
Ribadiamo il concetto che chi era nella precedente maggioranza ha poco da scandalizzarsi e protestare. Inoltre facciamo notare che una delle richieste della mozione, che il Sindaco valuti il ricorso presso la Corte Costituzionale, non ha senso. Un sindaco non può impugnare una legge statale o regionale dinanzi alla CC, figurarsi per violazioni di competenze che sono assegnate ai comuni dalla legge stessa. Il Comune deve solo applicare, la legge può essere impugnata dal governo entro 60 giorni.
Nel frattempo la mozione è stata corretta in “valutare azioni di ricorso” più generico, a questo punto possiamo comunque votarla, in ogni caso è ovvio che siamo contrari al piano così come lo eravamo al precedente. Ora, a maggior ragione.

Passa con 16 sì e l’astensione di Frumento, che è contrario “in linea di principio”: Lamenta che si lascino le colline nell’abbandono, con queste restrizioni, e poi scoppino disastrosi incendi.
In effetti, fossero belle lastricate di cemento, non brucerebbe alcun bosco.

Con gli auguri di Buone Feste del Presidente e un breve applauso si chiude un altro anno consiliare.

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