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Piccole varianti e piazza del Popolo – commissione del 16.2.2016

Siamo in Sala Rossa. Molti consiglieri anziché sedersi al tavolo rimangono nelle sedie lato pubblico, disinteressandosi e continuando a chiacchierare. In questo brusio e distrazione di fondo che durerà per tutta le seduta, si avviano le pratiche. Presenti l’arch. Macario e in ritardo, il vicesindaco DI Tullio.
La prima pratica è una semplice presa d’atto delle aree PEEP disponibili e degli indici Istat per gli espropri. Non ci sono state variazioni quest’anno, nessuna discussione e unanimità.
La seconda è una variante per consentire, in un fabbricato in fondo a corso Ricci, a una rivendita elettrica di poter esercitare il commercio all’ingrosso e al dettaglio. In pratica le leggi sono cambiate rispetto ai tempi del PUC, ora ingrosso e dettaglio insieme sono consentiti, spiega Macario, allora no. Da cui la variante.
Pongiglione chiede sulla dotazione di parcheggi, Aschiero se la modifica sia circoscritta o meno. Lo è. Anche qui unanimità.
La terza pratica è un pochino più complessa. Siamo dalle parti dell’Ipercoop, per un iter che si è avviato addirittura nel 1987. Dato che la recente chiusura del ristorante del Gabbiano, sostituito da un negozio, con cambiamenti anche nelle aree esterne e nell’ingresso su corso Ricci, è stato necessario ridefinire, ridiscutere e assestare le varie convenzioni con l’attuale intestatario, immobiliare Talea.
In pratica alcune aree a verde che dovevano diventare pubbliche, rimarranno semplicemente a uso pubblico con manutenzione a carico del privato. L’area di scarico camion, che doveva essere pubblica in teoria, non ha senso che lo sia. Diventano pubbliche solo le aree con strade e marciapiedi.
Sembrano varianti e aggiustamenti minimi: ma intanto, quando si parla di parcheggio interrato Ipercoop a uso pubblico, bisogna ricordare che e’ chiuso di notte, e che il fatto che qualcuno ci parcheggi per poi andare altrove, è tollerato, non consentito. Di recente, faccio notare, troppo tempestivamente per essere coincidenza, sono comparsi cartelli che avvisano come dopo le 21.30 il parcheggio sia chiuso e che le auto saranno segnalate alla municipale per essere rimosse.
Di Tullio dice di non esserne informato, con vaga indifferenza.
Parlando di ciò che attiene a questo centro commerciale si scopre che si parla anche di Centro latte. Ossia, le operazioni coinvolgono anche la zona della ex centrale del latte e la via limitrofa, oggi chiusa alla circolazione. Si scopre che le dotazioni urbanistiche del centro commerciale sono state calcolate anche in previsione di ulteriori insediamenti, per cui, se si alleggerisse la crisi, ci fosse la ghiotta opportunità dell’uscita Aurelia bis, e si decidesse di ampliare il centro sfruttando le volumetrie esistenti, a meno che non intervenissero ulteriori edificazioni o varianti tutta questa proficua operazione potrebbe essere realizzata senza ulteriori vantaggi per il Comune.

Sembro essere l’unica a fare queste considerazioni in dichiarazioni di voto, guardata con aria incredula e inorridita da alcuni consiglieri del PD (che non amano si “bestemmi” sull’Ipercoop) e con un sorrisetto di superiorità ironica dal vicesindaco.
Infatti siamo gli unici a votare no, in minoranza Pongiglione vota sì e Bussalai e Santi si astengono, come Aschiero in maggioranza.
Peccato che casualmente già nei giorni successivi, nell’articolo che festeggia il ventennale del Gabbiano, si parli di possibili future operazioni di ampliamento, magari un distributore… (notizia che da anni circola sulla stampa cittadina).

Casualità e coincidenze, di sicuro.

Si passa all’esame del progetto di piazza del Popolo. Antefatto: i progetti dei lavori pubblici non passano mai per le commissioni o il Consiglio, al massimo sono visti tutti insieme “a volo d’uccello” e solo per le cifre, quando si discute il bilancio.
Da tempo Pongiglione chiedeva di vedere questo progetto di cui si parla sui giornali, o almeno di esaminarlo con accesso agli atti. Le veniva negato dicendo che i progetti servivano essendo gli uffici impegnati nell’iter.

Finalmente ora l’assessore Lirosi “si degna”. Ora che il progetto è in atto e non c’è neppure più tempo per critiche o modifiche. Sono presenti anche Delfino dei Lavori Pubblici e due esponenti della ditta che fa i lavori, una ditta nota al Comune: fra le sue realizzazioni, le ringhiere di corso Vittorio Veneto, il pattinaggio di via Trincee, le famose piastrelle di piazza delle Nazioni.
Sono stati sacrificati i primi alberi. Impossibile avere l’agronomo Pollero in seduta, a spiegare. Ci sono le relazioni che parlano di malattia, le foto, e tanto deve bastare.
Una cosa nota, quella di alberi “sensibili” che si ammalano in vista di progetti di ristrutturazione.
Viene detto che la potatura di alcuni e l’abbattimento di altri erano in programma, sono stati rimandati solo per farli coincidere con l’inizio dei lavori. Per dieci alberi tolti ne verranno piantati 13 anche in altre zone della città. Anche questo è un classico.
Lirosi come di consueto fa una relazione che è una lettura di date, email, tappe successive dell’iter. Non si perita di leggere anche, compiaciuto, i ringraziamenti del comitato della piazza.
Il progetto interessa la parte a monte dei giardini, e costa 300.000 euro, a meno del ribasso d’asta di 60.000.

Si discute con Pongiglione sulla differenza che passa fra presentare un progetto ufficialmente ai cittadini, come usa nella democrazia partecipata, per osservazioni e suggerimenti, ed elaborarlo invece in sedute ristrette con comitati portatori di particolari interessi, magari composti da poche persone.

A Lirosi questa differenza sfugge o non interessa. Ma noi la vediamo: per esempio, nella scelta se lasciare carrabile la via che corre intorno alla piazza, oppure pedonalizzarla, si è rimasti a metà, con una zona a limite di 30 Km/h, da chiudere solo in occasione di manifestazioni. Di solito queste vie a velocità ridotta vengono pavimentate, per maggiore abbellimento, invece sarà asfaltata con asfalto nero, e sopraelevata per eliminare una sorta di scalino fra portici e giardini.
Frumento si preoccupa giustamente che questo non porti ad allagamenti dei portici. Viene rassicurato sulla presenza di canalette e drenaggi.
Un altro chiaro segnale di “mediazione” coi comitati di abitanti e negozianti sono le proteste relative all’eliminazione di posti auto. Il risultato è che ne sono stati previsti alcuni, lato Riviera Suisse, con la creazione di un motivo “a greca” nella pavimentazione, intervallato con le auto. Potenzialmente un obbrobrio e una assurdità, nella mia umile opinione. Non c’è un enorme piazzale a poca distanza? E come saranno, questi posti? Blu a pagamento, gialli per residenti, bianchi a zona disco? Non si sa.

Altri aspetti sono potenzialmente positivi, come creazione di zone erbose e di colonnine per l’allaccio elettrico di eventuali mercatini. Sempre cercando di impedire, viene detto a mezza voce, che gli scavi per le canaline danneggino le radici di altri alberi.
Sinceramente non ho mai visto lavori di ristrutturazione di giardini che non si siano trasformati in una ecatombe con diminuzione del verde, ed è lecito essere in apprensione.
Qui lo scopo dichiarato, al di là di “riqualificare” con azioni che migliorino la vivibilità della piazza e la vivacizzino, è chiaramente la sicurezza, e lo scacciare gli ospiti indesiderati soprattutto stranieri.
E quale miglior sicurezza di diminuire il verde, fare luce e aumentare la visibilità?
Il timore è accentuato dal fatto che Delfino parla con compiacimento del concetto, caro agli architetti, di “permeabilità visiva”. La teoria che probabilmente sta alla base di tanti altri scempi di verde del passato.
Cita come esempio negativo (!) poco frequentato e poco fruibile, il magnifico giardino, l’unico quasi a Savona degno di tale nome, di fronte al vecchio ospedale, presso viale Dante Alighieri.

Ora, non dico cosa penso degli architetti che progettano le zone verdi, almeno di quelli nell’orbita comunale, per non inimicarmi la categoria. Né dico cosa penso dei progetti comunali.
Mentre la seduta continua in un chiacchiericcio di consiglieri neppure registrabile, né scandibile in interventi, la mia idea me la sono fatta.

E cioè che se ai savonesi va bene questo modo di gestire il verde e i progetti di “riqualificazione” e abbellimento elargiti dall’alto dell’assessorato ai comitati e ai quartieri, tenendo conto di interessi spiccioli e di fini elettoralistici, fanno bene a continuare a votare gli stessi. Altrimenti, se come me sono inorriditi da tutto il posticcio, il trascurato, l’incompleto che abbiamo intorno, e chiederebbero maggiore vivibilità, semplicità, cura e amore per il bello, magari con appalti più modesti e meno costosi, ma più significativi e duraturi… be’, allora dovrebbero decisamente attivarsi per un cambiamento della politica locale, che li mandi a casa.

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